IL FANTASTICO NELLA FOTOGRAFIA DI MARIO LASALANDRA
26 settembre - 31 ottobre 2015
26 settembre - 31 ottobre 2015
Una ricca retrospettiva (circa 80 opere) su un autore che ha fatto dei propri sogni e del proprio immaginario l’oggetto delle propria fotografia, costruendo mondi fantastici a rappresentazione di una complessa interiorità.
Mario Lasalandra, nato nel 1933 a Este, sul limite meridionale dei Colli Euganei, eredita negli anni Cinquanta l’atelier del nonno materno, Federico Tuzza, pittore e fotografo. Presto inizia ad alternare l’attività commerciale con ricerche originali, fotografando in ambientazioni desolate personaggi clawneschi, sui quali l’influenza dei primi film di Fellini (La strada, Le notti di Cabiria) appare evidente.
In breve, le scene si fanno sempre più complesse e Lasalandra comincia a costruire fantastiche storie che, seppur prive di una rigorosa coerenza drammaturgica, sono piene di evocazioni e di riferimenti alle figure della mitografia del moderno.
Nascono così le sue serie celebri, Giudizio, 1967, Spaventapasseri, 1968, Filodrammatici, 1968, Storia di un dramma, 1970, popolate da suggestive schiere di angeli, vergini, profeti, maschere, attori, fantasmi. Figure barcollanti, che manifestano, attraverso il loro equilibrio precario, l’instabilità di un’epoca in cui la fotografia in Italia è attraversata da una crisi profonda e irrimediabile. Ma figure, al contempo, che si nutrono di un rapporto con la storia – dal dagherrotipo ad August Sander, da David Bailey a Diane Arbus – in un modo straordinariamente originale e che si offrono in una incessante, e tuttora inesausta, varietà di tipi e di situazioni. Figure che fanno di Mario Lasalandra uno degli autori più innovativi e geniali della fotografia contemporanea.
Mario Lasalandra, nato nel 1933 a Este, sul limite meridionale dei Colli Euganei, eredita negli anni Cinquanta l’atelier del nonno materno, Federico Tuzza, pittore e fotografo. Presto inizia ad alternare l’attività commerciale con ricerche originali, fotografando in ambientazioni desolate personaggi clawneschi, sui quali l’influenza dei primi film di Fellini (La strada, Le notti di Cabiria) appare evidente.
In breve, le scene si fanno sempre più complesse e Lasalandra comincia a costruire fantastiche storie che, seppur prive di una rigorosa coerenza drammaturgica, sono piene di evocazioni e di riferimenti alle figure della mitografia del moderno.
Nascono così le sue serie celebri, Giudizio, 1967, Spaventapasseri, 1968, Filodrammatici, 1968, Storia di un dramma, 1970, popolate da suggestive schiere di angeli, vergini, profeti, maschere, attori, fantasmi. Figure barcollanti, che manifestano, attraverso il loro equilibrio precario, l’instabilità di un’epoca in cui la fotografia in Italia è attraversata da una crisi profonda e irrimediabile. Ma figure, al contempo, che si nutrono di un rapporto con la storia – dal dagherrotipo ad August Sander, da David Bailey a Diane Arbus – in un modo straordinariamente originale e che si offrono in una incessante, e tuttora inesausta, varietà di tipi e di situazioni. Figure che fanno di Mario Lasalandra uno degli autori più innovativi e geniali della fotografia contemporanea.